Se non adesso, quando? Se non noi, chi? (In italiano)

Luisina Figueroa, Matteo Conci e Verena Gschnell

Se non adesso, quando? Se non noi, chi?“ Prendere responsabilità sullo sviluppo del nostro futuro mondo è il tema che viene lanciato a 25 giovani, tra quali anche noi, che si sono riuniti in un cerchio di sedie sotto un tendone al Summit dei Popoli. L’iniziativa è stata organizzata dalla ONG francese Monde Pluriel, che coordina il progetto Prendiamoci Cura del Pianeta.

Gli scopi del workshop sono molteplici. Farci conoscere il documento realizzato dalla delegazione dei ragazzi da tutta Europa e discuterne assieme a noi per ricevere nuovi spunti e proposte sul tema. L’evento è indirizzato ai giovani ed inizia con un dialogo sul significato di responsabilità a partire da due provocazioni. “I cambiamenti climatici causeranno un innalzamento del livello del mare di un metro e questo sommergerá buona parte del territorio del Bangladesh. Chi é responsabile di questo?” “L´ex presidente degli stati uniti George Bush ha dichiarato che lo stile di vita degli Americani non é negoziabile. Nei confronti di chi questo atteggiamento é responsabile? Degli Americani? Del mondo?”. La riflessione prosegue. Emerge chiaramente che il tema della responsabilità non é importante solo in senso negativo (ovvero i responsabili sono quelli che hanno le colpe) ma ha un´importanza innanzitutto positiva: solo coloro che sono responsabili di qualcosa possono cambiarla! Non a caso uno dei motti dei giovani che hanno composto il documento é: non possiamo votare, ma possiamo essere responsabili!

Dopo questo Dialogo passiamo alla parte più pratica dell’evento. Vogliamo trovare azioni concrete, realizzabili da noi che portino ad un mondo più sostenibile. Il tutto è organizzato come “WorldCaffè”: 5 tavoli sui quali discutiamo su 5 tematiche diverse (trasporto, consumismo, energia, solidarietà e biodiversità) avendo 5 minuti di tempo per ciascuno. Sembra che il numero 5 sia particolarmente significativo per questo laboratorio. Ci muoviamo in gruppi piccoli e su ogni tavolo scriviamo le nostre proposte di azione.

Le idee che abbiamo trovato poi vengono presentate al gruppo: Scambio di vestiti, comprare prodotti locali, organizzare giornate di biciclette, fare eventi informativi o feste interculturali e tante altre proposte.

Una delle organizzatrici ci racconta del lavoro che hanno fatto i ragazzi, del loro entusiasmo, della loro voglia di sapere cosa ne pensiamo del loro progetto. Che mi sembra geniale, perfetto, fresco… Mi sento vecchio. E penso che il mondo adulto non puó piú permettersi di non prendere seriamente in considerazione il futuro dei giovani.

Una cosa che colpisce molto, forse anche perché ci ho pensato tanto prima di venire qui, è l’intervento che fa un ragazzo brasiliano: “Arrivare qui in aereo per la Rio+20 non è sostenibile”. Ed ha molto ragione: È veramente importante che io sia qui a seguire la conferenza o il mio é solo un comportamento egoista?

“Prendiamoci cura del Pianeta” è un progetto creato da una ONG francese che mira a favorire il dialogo tra i giovani europei, migliorando la loro conoscenza e impegno ai temi dello sviluppo sostenibile. Ne consegue il processo internazionale lanciato dal Ministero della Pubblica Istruzione del Brasile nel 2009, culminata nel Conferenza Internazionale “Prendiamoci cura del Pianeta” nel giugno 2010 in Brasile, riunendo giovani provenienti da 47 Paesi hanno scritto la Carta Internazionale dei giovani: “Prendiamoci cura del Pianeta”, un documento di riferimento per l’intero processo.

Più tardi, nel maggio 2012 in Bruxelles, 62 giovani delegati provenienti da 14 paesi europei, ha scritto la “Open Lettera ai descision-maker “(lettera aperta ai decisori) consistente in un elenco di azioni in che i giovani si sono impegnati, queste azioni rientrano nei seguenti temi: energia, trasporti, la solidarietà, il consumo, la biodiversità e risorse naturali.

“Abbiamo bisogno di essere ascoltati e abbiamo bisogno della vostra collaborazione e responsabilità, per cambiare l’atteggiamento della società verso la Madre Natura”, dice la Carta delle Responsabilità europea firmata dai giovani alla fine della conferenza.

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