Marcia Mondiale (Texto em Italiano)

Il 22 Giugno, mentre a Rio Centro i Capi di Stato e i delegati di 193 Paesi iniziano l’atto ufficiale della Conferenza Rio+20, tutti i movimenti che hanno vissuto e animato la Cupola dei Popoli in questi giorni decidono di uscire dal Parco do Flamengo, di alzare la voce, di conquistare lo spazio pubblico, lo spazio che per eccellenza è lo spazio della politica, della democrazia. Decidono di farlo con le forme che le sono proprie: è una sfilata di suoni e colori, di slogan e canti che inondano il centro della città (il concentramento è alle 15 all’angolo tra Avenida Rio Branco e Avenida Presidente Vargas).
Più di 40.000 persone decidono di unirsi e camminare gli uni accanto agli altri durante la giornata mondiale di azione globale: marciano insieme, senza farsi intimorire dalla pioggia, studenti, professori, sindacati, lavoratori, indigeni, rappresentanti di movimenti sociali, artisti, membri di ONG, ambientalisti, movimenti in difesa delle donne, esponenti di Via Campesina e dei Sem Terra. Marciano insieme per chiedere un reale cambiamento delle politiche ambientali, contro la mercificazione della vita e la falsa soluzione della “green economy”, in difesa dei beni comuni; marciano insieme per gridare la loro indignazione contro la distruzione della foresta amazzonica (“Dilma spegni la motosega” è uno degli slogan), contro la costruzione dell’imponente diga di Belo Monte sul fiume Xinghu che causerebbe danni irreparabili a decine di comunità indigene, contadini e pescatori (“O si ferma Belo Monte, o blocchiamo il Brasile”); marciano insieme per far sentire la propria voce a politici e funzionari troppo lontani, per riuscire a mandare il proprio messaggio al di là del profondo abisso che si è creato tra la Cupola e Rio Centro. Anche un altro corteo la mattina ha bloccato la zona della Vila Olimpica, dove si svolge il vertice ufficiale, contro gli sgomberi che il governo sta portando avanti per la costruzione delle infrastrutture in occasione dei grandi eventi che stanno interessando Rio de Janeiro (oltre a Rio+20 anche Mondiali 2014 e Olimpiadi 2016), in questo caso a farne le spese la piccola e povera comunità di Vila Autodromo.
Per las ruas (le strade) e le piazze sfila l’alternativa a quella che in questi ultimi giorni è stata rinominata Rio meno 20, per sottolineare i passi indietro che si stanno facendo in ambito ambientale e sociale con l’approvazione di questo trattato vuoto e privo di alcuna ambizione di cambiamento.

Por: Daniele Saguto

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