La Rio +20 vista da Cidade de Deus (Texto in Italiano)

Sara Cattani

Strade animate e polverose, bambini che giocano per strada, la tranquillità di un vecchietto che guarda la tv sul marciapiede e la frenesia di un carretto carico di verdure trainato da un cavallo. Motorini, biciclette, venditori di strada e cani che rovistano i rifiuti disseminati per le vie, maiali che razzolano sulle rive del fiume, chiasso e uno sgradevole odore di immondizia.
Ci troviamo tra le vie di Cidade de Deus, una delle favelas di Rio nota per il suo cruento passato di narcotraffico che, con la pacificazione del 2009, sta vivendo ora un momento di sviluppo sociale e culturale.

Ricardo Fernandes è un giovane abitante della favela che produce cortometraggi sulla vita della comunità per la versione online di “O Globo”, un importante quotidiano nazionale. Nei suoi video si confronta con tematiche sociali della vita nella favela, dalle problematiche alle realtà più meritevoli e alla scoperta di talenti nascosti. “Attraverso il mio lavoro cerco di dare visibilità agli abitanti di Cidade de Deus che sono sempre stati invisibili agli occhi della città”.
Il giovane artista è anche impegnato in un progetto di teatro per bambini chiamato Os Arteiros che tra qualche settimana porterà i piccoli attori della favela “in tour” a Brookling, periferia di New York, attraverso un progetto di scambio culturale che poi accoglierà i giovani teatranti americani a Cidade de Deus.

Ricardo ci racconta della forte vena artistica che anima la favela: tra poeti e musicisti è qui che è nato il famoso rapper MV Bill, da sempre impegnato socialmente per allontanare i giovani dalla droga e dalla violenza. Il cantante è fondatore della rete di ONG CUFA, Central Unica das Favelas, un progetto che vuole dare ai ragazzi un’alternativa alla droga offrendo corsi di hip-hop, break-dance, teatro ed altre attività educative. MV Bill è anche l’autore del documentario sul narcotraffico giovanile Falcão – Meninos do Tráfico, che con la sua fuoriuscita nel 2006 ha scosso l’opinione pubblica e innescato una serie di cambiamenti nelle politiche governative per risolvere il problema del coinvolgimento dei giovani nel traffico di droga.

Chiediamo al neo-regista che cosa è cambiato secondo lui dopo la pacificazione e ci spiega che anche se il traffico di droga esiste ancora, è sparita la violenza e sono sparite le armi: “oggi i bambini di cinque anni non crescono più con il riferimento dei fratelli maggiori che maneggiano un’arma, ma vivono una realtà più serena”. Il problema è che il corpo della UPP, la polizia di pacificazione, non dà spazio per esprimersi e non mantiene un dialogo con la comunità. Gli abitanti della favela vivono il retaggio del passato, e ancora non riescono a vedere la polizia come un’istituzione che li protegga, ma temono sia la sua presenza per le strade che il suo presunto potere di repressione in caso di una denuncia per corruzione o abuso di potere. Altro punto dolente del progetto è che “la violenza armata si è spostata dalle favelas pacificate del centro alle favelas più periferiche, dove la criminalità armata non era mai esistita”. L’impressione è che “il governo stia investendo per chi viene e non per chi resta”, creando un’immagine di facciata in occasione degli eventi di Rio+20 e delle Olimpiadi del 2016.

Mentre camminiamo per la favela si vedono molte più biciclette che auto e cominciamo a parlare di sostenibilità ambientale con Ricardo: oggi la creazione di una coscienza collettiva ambientale passa anche attraverso l’educazione nelle scuole che sensibilizza i bambini a rispettare la natura. “La favela inoltre è di per sé molto più sostenibile di un quartiere borghese: mentre in una favela di Rio una famiglia produce in media 600 grammi di rifiuti al
giorno, una famiglia di classe medio-alta ne produce 4 chili… perché vivere con poco significa anche lasciare un’impronta ambientale meno impattante”.

Ver +

Deixe um comentário

O seu endereço de e-mail não será publicado. Campos obrigatórios são marcados com *