(Español/Italiano): Che cosa è successo a questa nostra generazione di giovani?

Doha, Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici.

È difficile vedere al giorno d’oggi una grande città in fase di costruzione. Eppure, atterrando nella capitale del Qatar, accompagnati da un’alba coloratissima, in una giornata di fine Novembre, è questo lo spettacolo opulento che Doha offre agli occhi dei 15000 partecipanti  arrivati in questi giorni in Qatar per partecipare all’annuale Conferenza sui Cambiamenti Climatici (COP 18 of the UNFCCC). Guardando dal finestrino del taxi, mentre percorro la strada diritta che costeggia la baia, si notano spicchi di deserto in mezzo a grattacieli di vetro, sede delle più importanti compagnie petrolifere e di gas del mondo, musei dalle architetture bizzarre, il distretto diplomatico, il parlamento con la maestosa fontana, il campus universitario e le Toyota bianche che sfrecciano veloci alzando nuvolette di sabbia.  Sono a Doha, per esprimere insieme ad altri ragazzi provenienti da tutto il mondo, attraverso YOUNGO, il movimento dei giovani sorto attorno alla Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico, le nostre preoccupazioni sullo stato del Pianeta, per influenzare e fare pressione sui delegati affinché le nostre idee e le nostre proposte, che elaboriamo democraticamente nei gruppi di lavoro, siano ascoltate durante i lavori nella Conferenza, per rappresentare tutti i giovani che sono attivi in ogni continente e Paese per non riservare al futuro importanti decisioni che devono essere assunte nel presente, per prenderci cura di quell’eredità pesante che tra poco ricadrà nelle nostre mani e sarà nostra responsabilità curare per il ben vivere comune, per imparare a lavorare insieme e ad assumere decisioni democratiche e rispettose della diversità e della critica, ma anche per portare le notizie ai nostri coetanei e a tutti i cittadini del mondo. Tante sono le cose da scrivere, da discutere, tanto il lavoro. Questo 18° incontro della Conferenza delle Parti della Convenzione Onu sul Cambiamento Climatico si raduna all’indomani di ennesimi episodi disastrosi e gravi che continuamente e a macchia di leopardo stanno colpendo tutti, in ogni parte del mondo. L’uragano Sandy, il più pubblicizzato e recente evento naturale, ha causato 50 miliardi di dollari con la devastazione che ha toccato la costa est degli Stati Uniti. Quanto tempo occorrerà per portare il problema all’ordine del giorno dei governi che per noi giovani cittadini decidono? Quanto tempo per riempire le agende di impegni seri e azioni concrete? Perché tanti adulti ancora non credono nel cambiamento climatico oltre ogni limite sostenibile dal nostro Pianeta indotto dal comportamento umano? Perché gli adulti non sono disposti ad ascoltare e continuano a nuotare nel presente? Che cosa dobbiamo fare noi giovani per creare un dibattito robusto attorno ad un problema che tocca già tutti noi, un problema che è presente e non solo ipotetico e lontano? Perché è così facile discutere dei problemi che circondano la questione climatica in gruppi di lavoro multiculturali e multilingua, dove non conta altro che la motivazione, la conoscenza e la preparazione, lo studio, la determinazione, il rispetto e l’impegno per trovare una conclusione piena di contenuto che soddisfi tutti? Siamo così diversi dalle generazioni precedenti? Perché siamo preoccupati, mentre gli adulti che decidono, si affannano e affondano nel presente, o addirittura ignorano i problemi alla radice? Non dovrebbe essere l’età adulta l’età della maturità e delle decisioni serie e ragionevoli? Che cosa è successo a questa nostra generazione di giovani che sembrano più saggi di centinaia di adulti che si incontrano senza avere un’agenda seria e lodevole? Chi sono questi adulti che non pensano? Che cosa ci rispondono nelle sale dei corridoi? Ci raccontano che molti stati sono piegati dalla crisi, dalla disoccupazione; che è complicato accordare tutti, Paesi ricchi e Paesi poveri, Paesi del Nord e Paesi del Sud; che ci sono problemi più imminenti. Perché tutto questo non succede nei nostri tavoli di lavoro? Perché cinesi, indiani, americani australiani, russi e tedeschi riescono a trovare una soluzione ad ogni questione che viene posta alla loro attenzione? Perché riusciamo a parlare di cambiamento climatico e a lottare per i nostri diritti, senza dimenticarci allo stesso tempo degli altri problemi, primo tra tutti la paura di non trovare lavoro? Perché dedichiamo i nostri week-end e le nostre vacanze per prepararci ad una Conferenza intergovernativa, dove, come dice la stessa parola, solo i Governi hanno la parola e decidono svincolati da impegni morali? Siamo così ingenui da sprecare le nostre energie, in un gioco estremo e faticoso, perché annoiati dalla quotidianità? Perché riusciamo a finanziarci, anche se con enormi difficoltà, perché paghiamo il nostro biglietto di aereo per arrivare dall’altra parte del mondo? Per passare da una Centro convegni dove fa freddo, a causa dell’ aria condizionata, ad un altro Centro, analogamente preservato con temperature glaciali, attraverso una porta che conduce il pedone per qualche minuto a camminare sotto un sole intenso e insopportabile in mezzo alla sabbia del desero? Perché scriviamo e discutiamo fino a tarda notte, qualcuno con la febbre, qualcun altro con l’emicrania o semplicemente con tanta voglia di andare a dormire, nelle nostre stanze degli hotel e ostelli dove alloggiamo, le migliori strategie e interventi del giorno successivo? È un modo alternativo per passare il nostro tempo, annoiati dalla quotidianità? Si parla spesso di responsabilità storiche dei Paesi sviluppati come cavallo di battaglia dei Paesi in via di sviluppo, per non cedere alle richieste dell’altro…perché non viene accolta altrettanto seriamente nelle discussioni la responsabilità intergenerazionale? Scrivere e agire, lavorare sui testi che sono sottoposti a discussione, dopo mesi di preparazione, parlare e ancora scrivere: questo nostro lavoro qui a Doha è un invito per tutti voi cittadini ad ascoltare. E ad esprimere le vostre paure, le vostre opinioni, affinché le idee di molti con risolutezza possano in fretta essere scritte in un accordo legalmente vincolante. Nel mondo di internet le notizie sono immediate e noi giovani abbiamo bisogno di essere seriamente ascoltati, da voi cittadini, persone razionali e umane, perché qui a Doha stiamo combattendo contro i mulini a vento e le nostre parole si disperdono nelle dune del deserto. È mia intenzione a breve parlarvi delle aspettative di questo Vertice, e di come funziona l’ingarbugliato meccanismo che caratterizza i negoziati sul clima. Non in questo articolo. Le notizie sono già disponibili ovunque, in qualsiasi lingua e formato mediatico, per ogni gusto, basta avere il tempo di scegliere, per due minuti al giorno,  che tipo di notizia ascoltare e in quale stile. La televisione è un mezzo di comunicazione che appartiene al Novecento, nel nuovo Millennio non può essere più l’unica fonte di notizia. Informatevi e parlate cittadini, noi giovani abbiamo bisogno di voi. Oggi. Nei nostri Paesi di origine, non necessariamente a Doha.

Chiara Zanotelli, enviada especial a Doha

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(ESPAÑOL)

¿Qué le ha pasado a nuestra generación de jóvenes?

Doha, Conferencia de las Partes de la Convención Marco de Naciones Unidas sobre Cambio Climático.

Es difícil ver hoy en día una gran ciudad en construcción. Sin embargo, el aterrizaje en la capital de Qatar, acompañado por un amanecer colorido un día de finales de noviembre, es el espectáculo opulento que ofrece Doha a los ojos de los 15.000 participantes que llegaron en estos días a Qatar para participar en la Conferencia anual sobre Cambio Climático (COP 18 de la CMNUCC). Mirando por la ventana del taxi, mientras recorro la carretera recta que costea la bahía, se pueden ver los segmentos del desierto en medio de los rascacielos, la sede de la petrolera y gasífera más importante del mundo, la arquitectura de museos extraños, el barrio diplomático, el Parlamento con su majestuosa fuente, el campus universitario y un Toyota blanco que zumbando veloz alza nubes de arena.

Estoy en Doha, para expresar junto a otros jóvenes de todo el mundo a través de YOUNGO, el movimiento juvenil en torno a la Convención Marco de las Naciones Unidas sobre el Cambio Climático, nuestra preocupación por el estado del planeta, para influir y presionar a los delegados para que nuestras ideas y propuestas, generadas democráticamente en nuestro grupo de trabajo, sean escuchadas durante la Conferencia, para representar a todos los jóvenes que participan activamente en todos los continentes y países, para no dejar a futuro decisiones importantes que deben ser tomadas en el presente, para tomar cuenta de la pesada herencia que en poco tiempo recaerá sobre nuestras manos y que será nuestra responsabilidad afrontar para preservar la vida en comunidad, para aprender a trabajar en conjunto y tomar decisiones democráticas y respetuosas de la diversidad y la crítica, y también para llevar las noticias a nuestros pares y a todos los ciudadanos del mundo.

Hay tantas cosas sobre las que escribir, discutir, tanto trabajo. Esta 18 ª reunión de la Conferencia de las Partes de la Convención de las Naciones Unidas sobre Cambio Climático se reúne a la vera de las consecuencias del enésimo desastre grave, la mancha del leopardo que continuamente nos golpea a todos, en todas partes del mundo. El Huracán Sandy, el evento natural más conocido y reciente causó pérdidas de$ 50 mil millones, devastación que asoló la costa este de los Estados Unidos.

¿Cuánto tiempo se tarda en poner el tema en la agenda de los gobiernos que deciden por nosotros, los ciudadanos jóvenes? ¿Cuánto tiempo hace falta para poner en la agenda compromisos serios y acciones concretas? ¿Por qué tantos adultos todavía no creen en el cambio climático, más allá de los límites sostenibles del planeta sobrepasados por el comportamiento humano? ¿Por qué los adultos no están dispuestos a escuchar y siguen evadiendo el presente? ¿Qué debemos hacer nosotros los jóvenes para crear un debate fuerte en torno a un tema que nos afecta a todos, un problema que es presente y no sólo hipotético y lejano? ¿Por qué es tan fácil para nosotros discutir temas relacionados con la cuestión del cambio climático en los grupos de trabajo multiculturales y multilingües, que no cuentan más que con la motivación, el conocimiento y la preparación, el estudio, la determinación, el respeto y el compromiso con la búsqueda de una solución lleno de contenido que satisfaga a todos?

¿Somos tan diferentes de las generaciones anteriores? ¿Por qué nos preocupamos, mientras los adultos que deciden, luchan y se hunden en el presente, o incluso pasan por alto la raíz del problema? ¿No debería ser la edad adulta la edad de la madurez y de las decisiones serias y razonables? ¿Qué le ha pasado a nuestra generación de jóvenes que parecen más sabios que cientos de adultos que se reúnen sin una agenda seria y digna de elogio? ¿Quiénes son esos adultos que no piensan? ¿Qué cosas se responden en los corredores?

Se dice que muchos Estados fueron aplastados por la crisis, el desempleo, que es complicado ponerse todos de acuerdo, países ricos y países pobres, países del Norte y del Sur, que esos son problemas más acuciantes. ¿Por qué no es este el caso de nuestras mesas de trabajo? ¿Por qué China, India, Estados Unidos, Australia, Rusia y Alemania son capaces de encontrar una respuesta a cada pregunta que se les hace? ¿Por qué podemos hablar de cambio climático y luchar por nuestros derechos, sin olvidar al mismo tiempo los otros problemas, como el miedo a no encontrar un trabajo? ¿Por qué dedicar nuestros fines de semana y las vacaciones a prepararnos para una conferencia intergubernamental, donde, como dice la misma palabra, sólo los gobiernos tienen la palabra y deciden libres de compromisos morales? ¿Somos tan ingenuos como para desperdiciar nuestra energía en un juego extremo y agotador porque estamos aburridos de la vida cotidiana? ¿Por qué tenemos que financiar, aún con gran dificultad, nuestro billete de avión al otro lado del mundo? ¿Para pasar de un Centro de Convenciones donde hace frío debido al aire acondicionado, a otro igualmente conservado a temperaturas bajo cero, a través de una puerta que conduce al peatón durante algunos minutos a caminar bajo un sol intenso e insoportable en medio de la arena del desierto? ¿Por qué escribir y discutir hasta altas horas de la noche, algunos con fiebre, otros con migraña o simplemente un gran deseo de ir a dormir en nuestras habitaciones de hoteles y albergues donde nos alojamos, las mejores estrategias e intervenciones en los próximos días? ¿Es una forma alternativa de invertir nuestro tiempo, aburridos de la rutina?

Se habla a menudo de la responsabilidad histórica de los países desarrollados como el caballo de batalla de los países en desarrollo, para no ceder a las demandas de los demás… ¿por qué no se toma tan en serio en las discusiones la responsabilidad intergeneracional?

Escribir y actuar, trabajar sobre los textos que son objeto de debate después de meses de preparación, hablar e incluso escribir: nuestro trabajo aquí en Doha es una invitación a todos ustedes ciudadanos a escuchar. Y a expresar sus miedos, sus opiniones, para que las ideas de muchos puedan ser escritas con resolución en un acuerdo legalmente vinculante. En el mundo de Internet las noticias son inmediatas y nosotros los jóvenes tenemos la necesidad de ser escuchados seriamente por ustedes ciudadanos, personas racionales y humanas, porque aquí en Doha estamos luchando contra los molinos de viento y nuestras palabras se pierden en las dunas del desierto. Es mi intención hablar de las expectativas de esta Cumbre, y cómo funciona el mecanismo enredado que caracteriza a las negociaciones sobre el clima. Pero no en este artículo. Las noticias ya están disponibles en cualquier lugar, en cualquier idioma y formato de medios de comunicación, para todos los gustos, basta con dedicar dos minutos al día para elegir que tipo de noticia escuchar y en qué estilo. La televisión es un medio que pertenece al siglo XX, en el nuevo milenio no puede ser la única fuente de noticias. Infórmate y habla, ciudadano, nosotros los jóvenes te necesitamos. Hoy. En nuestros países de origen, no necesariamente en Doha.

Chiara Zanotelli, enviada especial en Doha.

 

Evelyn Araripe é jornalista e educadora ambiental. Foi educomunicadora na Viração Educomunicação entre 2011 e 2014. Atualmente vive na Alemanha, onde é bolsista do programa German Chancellor Fellowship for tomorrow’s leaders e administra o blog Ela é Quente, que conta as histórias de vida de mulheres que estão ajudando a combater os efeitos das Mudanças Climáticas ao redor do mundo.

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